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Studio Futuroma

Ecco perché esistono ancora i biglietti da visita

Il CEO di LinkedIn ha provato a seppellirli, ma la tradizione dei biglietti da visita sopravvive al tempo e ai confini geografici.

Ossessione giapponese, robetta da startupper o feticcio del rappresentante assicurativo, è evidente che i biglietti da visita stiano resistendo alla rivoluzione digitale e alle frontiere geografiche.

Un anno fa, il CEO di LinkedIn Ryan Holmes ha pubblicato su Pulse la tribuna “RIP Business Cards: Why It’s Time to (Finally) Ditch Them“, cercando di seppellire definitivamente questa pratica, secondo lui poco rispettosa dell’ambiente (come se internet lo fosse).

Promessa di un affare commerciale, di una liaison amoureuse o di una pratica di networking aggressivo, il biglietto da visita resiste ai secoli. Nato nel XVIII secolo in Francia, durante il regno di Luigi XIV, la carte de visite appare spoglio e senza ornamenti.
Al contrario, in Italia, i primi biglietti manoscritti – apparsi circa nel 1730 a Firenze – saranno presto soppiantati da sofisticate incisioni eseguite con l’aiuto del bolino, uno scalpello a punta metallica: lo stesso attrezzo utilizzato da Piranesi per le acqueforti o per le incisioni di Dürer e Tiepolo. La preziosa collezione dei primi del Settecento del barone Ferdinand de Rothschild ne è un ottimo esempio.

In Inghilterra fu il commercio a spingere i commercianti a utilizzare quelli che in inglese si chiamano a giusto titolo business card. La primavera culturale e la ricchezza del periodo georgiano permise lo sviluppo delle arti e della creazione, come testimoniano anche i biglietti da visita di quel periodo, visibili nell’archivio on line del British Museum, che ne contiene 15.700, o quello dedicato alle donne commercianti dell’Università di Oxford.
Se in Europa il biglietto da visita è rimasta una pratica diffusa, la società giapponese se ne è appropriata al punto da diventare il caposaldo del protocollo nipponico. La storia d’amore tra giapponesi e biglietti da visita è nata nel XVIII secolo : al tempo i biglietti venivano lasciati se la persona visitata era assente.

Vero e proprio rituale giapponese, lo scambio dei biglietti da visita il (meishi kōkan) deve rispettare una serie di regole precise: non bisogna annotare nulla sui biglietti ricevuti, i biglietti devono essere stretti con entrambe le mani lanciandosi in un profondo inchino, il biglietto ricevuto deve essere riposto come un tesoro prezioso nell’apposito porta biglietti da visita, è necessario effettuare lo scambio in piedi e non bisogna mai distribuire i biglietti con una mano.
Benché la rivoluzione paperless stia cominciando a garantire qualche anno di vita in più ai nostri cari vecchi alberi, perdere una tradizione folkloristica come i biglietti da visita sembra quasi un peccato. Quindi non vi resta che contattarci per realizzare insieme il biglietto da visita più adatto a voi…

FONTE: vice

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