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ERNESTO “CHE” GUEVARA

Il progetto rivoluzionario

In via della Stelletta di personaggi strani ne sono entrati tanti. Quando però si presentò questo ragazzo argentino dalla barba incolta e dal forte odore di sigaro, rimanemmo inizialmente sorpresi. Ernesto, questo il suo nome, era dotato di un grande animo rivoluzionario. Era un lottatore, un combattente.

Aveva però capito che con la rivoluzione, difficilmente, ci sarebbe arrivato a fine mese.

Era proprio questo il motivo per il quale era entrato nella nostra agenzia. Voleva che le sue idee potessero trasformarsi in qualcosa di concreto. Insomma, la sua idea socialista voleva scendere al tavolo con il capitalismo.

Per noi era tutto chiaro e non potemmo far altro che imbandire la tavola. Come prima cosa ci rendemmo conto che il nome di questo ragazzo, Ernesto Guevara all’anagrafe, andava cambiato. Il nome di un brand, nella maggior parte dei casi, deve essere rapido, memorizzabile, breve.

Nacque così la parola “Che”.

Iniziammo a chiamarlo così e funzionò. Nato il marchio serviva un’immagine. “Che” poteva essere considerata come una società individuale e per questa ragione come logo optammo per una sua foto, stilizzata, ma portatrice di una brand image ben dettagliata.

Provammo più pose, ma alla fine capimmo che il suo primo piano potesse comunicare più di ogni altra cosa.

Avevamo tutto, serviva solo capire dove attaccare questo logo. La risposta fu la più semplice: ovunque. Come agenzia siamo specializzati in stampa offset, ovvero quel processo che permette di aumentare le copie riducendo i costi.

Proprio per questo motivo provammo a mettere il “Che” su una maglietta, wow. Su una tazza, wow. Su un berretto, wow. Su una borraccia di alluminio, wow.

Fu proprio la trasversalità di questo progetto a renderlo immortale.

Ancora oggi, a distanza di tempo, vediamo le nostre produzioni nei posti più impensabili: dalla sagra della trota trifolata di Comacchio, al bazar etnico di Kuala Lampur.

Ernesto “Che” Guevara dopo questa intensa collaborazione scomparì.

Voci incontrollate raccontano che andò a Cuba e, questa volta, la rivoluzione la provò a fare con più fatti e meno parole. L’ultimo suo avvistamento certificato fu a Livorno. Allo stadio, nella curva dei tifosi, ma ovviamente stampato su una bandiera.