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Yahoo!, un miliardo di account violati

Yahoo! ha comunicato di essere stata vittima di un attacco massiccio nel 2013 durante il quale sono stati messi a rischio un miliardo di account. La cyberamerica si scopre groviera

Ci risiamo. Non paga di essere stata oggetto delle attenzioni degli hacker nel 2014, così come comunicato dalla stessa Yahoo! a settembre, che hanno sottratto i dati di accesso di 500 milioni di utenti, il colosso di Sunnyvale ha fatto sapere, tramite un comunicato del Ciso (Chief information security officer) Bob Lord, di essere stata vittima di un’altra intrusione, questa volta risalente al 2013. La violazione ha interessato ora un miliardo di account. Molto probabile che ci sia una sovrapposizione tra i profili violati nelle due occasioni.

Decine di migliaia di questi sono riconducibili a persone che lavorano per la cosa pubblica o per l’esercito americano ma, nel contesto del miliardo di account saccheggiati, non fa neppure notizia, non distogliamo lo sguardo da ciò che veramente fa paura. Uno dei giganti del web non riesce a garantire la sicurezza dei propri utenti, ovvero la materia prima che ne alimenta reddito e produttività.

Yahoo! lamenta un attacco straniero e, in attesa di informazioni più precise, ammette che i cybercriminali hanno probabilmente fatto incetta di nomi, cognomi, numeri di telefono, indirizzi email, password e persino le domande di sicurezza criptate.

Nelle contrattazioni after-hour Yahoo! ha perso il 2,25% ma, cosa ancora più importante, Verizon che ha messo sul piatto 4,8 miliardi di dollari, potrebbe decidere di rivedere l’accordo di acquisto che comprende anche il servizio email, oltre a Tumblr e Flickr.

La voce di Marissa Mayer arriva in tutta la sua desolante impotenza: per la Ceo i due attacchi non sarebbero riconducibili allo stesso gruppo di hacker, senza però fornire indicazioni utili sugli elementi che darebbero spessore a questa teoria e, dulcis in fundo, raccomandando agli utenti di cambiare le proprie password, come se bastasse questo a tutelarne i dati, anche e soprattutto quelli più sensibili.

Ora Yahoo! è in mezzo a tre fronti che premono. Gli analisti che nutrono dubbi sulla bontà dell’operazione di Verizon, gli esperti di sicurezza che da tempo rimproverano l’azienda di non impegnarsi abbastanza nel garantire la sicurezza e gli utenti che potrebbero decidere di migrare in massa verso altri servizi.

Nel contempo, e anche in questo caso la notizia ha poche ore di vita, prende sempre più piede l’ipotesi che dietro alle intrusioni nei server dei democratici Usa vi fossero mani russe che, stando alle informazioni rilasciate dai servizi segreti americani, sarebbero state orchestrate e dirette da Putin.

Se ciò venisse provato in modo definitivo, il risultato sarebbe che la corsa democratica verso la Casa Bianca sarebbe stata viziata da uno stato terzo, sbattendo brutalmente in faccia al mondo una realtà antipatica e fredda come una lama di rasoio: la nazione che vuole controllare tutto e tutti non riesce a svolgere delle elezioni senza interferenze.

Trump nel frattempo ha invitato a una tavola rotonda i grandi imprenditori della Silicon Valley, senza riservare posti per Yahoo! (e Twitter). Come se l’America della tecnologia stesse iniziando una sorta di guerra fredda in salsa tech al proprio interno.

FONTE: Wired

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