Contattaci
Via Laurentina 197, 00142 - Roma - IT
[email protected]
P.IVA 14920591006
Work with us
[email protected]
Back

Migrazione del sito senza perdere visibilità: la checklist SEO

In breve: per migrare un sito limitando i danni in Google devi mappare ogni vecchio URL sul nuovo, impostare redirect permanenti lato server (301 o 308), aggiornare link interni, canonical e sitemap, e monitorare Search Console. Se cambi dominio usa anche lo strumento Cambio di indirizzo. Qualche oscillazione temporanea del posizionamento è normale.

Quando si parla di migrazione del sito?

Google distingue due casi. Il primo è lo spostamento con modifiche agli URL: passaggio da HTTP a HTTPS, cambio di dominio, unione di più domini o cambio della struttura dei percorsi (ad esempio da /page.php?id=1 a /widget). Il secondo è il cambio di hosting o di CDN senza modifiche agli URL visibili, che ha una guida a parte e meno passaggi.

Un nuovo sito su un CMS diverso spesso cambia anche gli URL, anche se il dominio resta lo stesso. Se stai valutando la piattaforma, leggi prima la nostra guida su come scegliere il CMS giusto: la scelta influisce su come gestirai i redirect.

Perché una migrazione può far perdere visibilità?

Google deve scoprire i nuovi URL, collegarli ai vecchi e trasferire i segnali. Secondo la documentazione, per considerare completato uno spostamento Googlebot deve visitare almeno una volta ogni URL del sito vecchio e di quello nuovo. Lo spostamento avviene URL per URL.

La buona notizia: Google dichiara che i 301 e gli altri redirect permanenti non causano perdita di PageRank. Il rischio vero sono gli errori: redirect sbagliati, pagine bloccate, contenuti spariti. E le modifiche fatte tutte insieme. La guida allo strumento Cambio di indirizzo avverte che, se unisci lo spostamento alla riprogettazione dei contenuti e della struttura degli URL, probabilmente noterai una perdita di traffico, perché Google deve rivalutare le singole pagine.

Per questo il primo consiglio di Google è semplice: fai una modifica alla volta. Prima il dominio, poi il nuovo layout. E se puoi, scegli un periodo di traffico basso.

Cosa controllare prima del rilascio?

Prepara il nuovo sito e testalo bene prima di attivare i redirect. Ecco la checklist della fase preliminare, ricavata dalle guide di Google Search Central.

  • Verifica in Search Console il sito vecchio e quello nuovo, con tutte le varianti (www e non www, HTTP e HTTPS).
  • Controlla che il metodo di verifica funzioni ancora sul nuovo sito (file HTML, meta tag, Google Analytics).
  • Trasferisci immagini e download, come i PDF: possono già ricevere traffico dalla ricerca o da link esterni.
  • Prepara il robots.txt definitivo. Se hai bloccato la scansione in sviluppo, tieni pronta la versione da pubblicare.
  • Annota tutte le pagine con noindex di sviluppo, per toglierlo al momento del rilascio.
  • Decidi quali contenuti non porti sul nuovo sito: quegli URL devono restituire 404 o 410.
  • Se hai caricato un file di link rifiutati sul vecchio sito, ricaricalo sulla nuova proprietà.
  • Se il dominio è appena acquistato, controlla azioni manuali e rimozioni di URL lasciate dal proprietario precedente.
  • Assicurati che il server regga più scansioni del solito: dopo la migrazione Google scansiona il nuovo sito con maggiore frequenza.

Un audit SEO prima del rilascio ti dà la fotografia di partenza: pagine indicizzate, link interni, errori già presenti. Senza quella base, dopo è difficile capire cosa è cambiato.

Come si costruisce la mappa dei redirect?

La mappa è un elenco che associa ogni vecchio URL alla sua nuova destinazione. Per un semplice cambio di dominio con la stessa struttura può bastare una regola con caratteri jolly. Negli altri casi serve un elenco completo dei vecchi URL.

Google suggerisce dove trovarli:

  • le sitemap già inviate;
  • i log del server e lo strumento di analisi, per gli URL con più traffico;
  • il rapporto Link di Search Console, per le pagine con link interni ed esterni;
  • l’elenco dei contenuti esportato dal CMS;
  • i file incorporati: immagini, video, JavaScript e CSS vanno spostati come il resto.

Poi aggiorna il nuovo sito in base alla mappa. Ogni nuovo URL deve avere un rel="canonical" autoreferenziale. Le annotazioni hreflang, se ci sono, devono puntare ai nuovi URL. I link interni vanno corretti per puntare direttamente alle nuove pagine: se vuoi capire perché contano, leggi cosa sono i link interni.

Salva due elenchi per dopo: la sitemap con i nuovi URL e la lista dei siti che linkano ai vecchi URL.

Che redirect usare per ogni tipo di URL?

Google consiglia redirect permanenti lato server, come 301 e 308. I redirect lato client, come JavaScript, sono l’ultima risorsa quando quelli lato server non sono possibili. I redirect temporanei (302, 307) servono a mantenere il vecchio URL nei risultati e non sono adatti a una migrazione.

Tipo di URL Cosa fare
Pagina con un equivalente nel nuovo sito Redirect 301 o 308 diretto alla nuova pagina
Più pagine unite in una sola Redirect delle vecchie pagine verso la nuova pagina unificata
Pagina eliminata senza equivalente Restituire 404 o 410; non reindirizzarla in massa alla home
Immagini, video, PDF Spostarli e reindirizzarli come le pagine
Vecchio dominio e sue varianti (www, sottodomini) Redirect 301 e richiesta di Cambio di indirizzo in Search Console per ogni variante verificata
Da HTTP a HTTPS, o da www a non www sullo stesso dominio Redirect permanenti e canonical; lo strumento Cambio di indirizzo non serve

Due regole da rispettare. Evita le catene: Googlebot può seguire fino a 10 passaggi, ma Google consiglia di reindirizzare direttamente alla destinazione finale. Se non puoi, idealmente non più di 3 passaggi. E non mandare tanti vecchi URL alla home page: Google può considerarlo un errore soft 404 e confonde gli utenti.

Quando serve lo strumento Cambio di indirizzo?

Solo quando passi da un dominio o sottodominio a un altro, ad esempio da example.com a example.net. Non serve per HTTP verso HTTPS, per il passaggio tra www e non www o per spostare percorsi nello stesso dominio.

Per usarlo devi essere proprietario di entrambe le proprietà in Search Console, con lo stesso Account Google. Funziona solo con proprietà a livello di dominio e non sposta i sottodomini, www compreso: per ognuno serve una richiesta. Prima dell’invio lo strumento controlla che tu sia proprietario dei due siti e che ci siano i 301 su alcune pagine.

Dopo l’invio, per 180 giorni Google dà priorità alla scansione del nuovo sito e vi trasferisce i segnali. Google consiglia di mantenere i redirect il più a lungo possibile, in genere almeno un anno. Consiglia anche di continuare a pagare il vecchio dominio per almeno un anno, per evitare che altri lo usino.

Cosa fare dopo il rilascio e quanto tempo serve?

Appena attivati i redirect, completa questa checklist:

  • Rimuovi i noindex e i blocchi in robots.txt che servivano solo in sviluppo.
  • Testa i redirect con lo strumento Controllo URL o con un crawler sull’elenco dei vecchi URL.
  • Verifica che i canonical del nuovo sito usino i nuovi URL.
  • Invia in Search Console la sitemap con i nuovi URL. Tieni anche quella dei vecchi per un po’: gli avvisi sui redirect in quella sitemap sono normali. Ricorda che la sitemap aiuta Google a trovare gli URL, ma non garantisce che vengano tutti scansionati e indicizzati.
  • Chiedi ai siti che ti linkano di aggiornare i link, partendo da quelli che portano più visite.
  • Aggiorna profili social e campagne pubblicitarie con le nuove pagine di destinazione.
  • Controlla il rapporto sull’indicizzazione e i log del server: cerca picchi di errori 404 e risposte inattese.

Sui tempi, Google dà un’indicazione generale: per un sito di piccole o medie dimensioni possono servire alcune settimane prima che compaiano i nuovi URL al posto dei vecchi. Per i siti grandi serve di più. La velocità dipende dal numero di URL e dalla velocità del server. In questa fase la visibilità può variare: Google la descrive come normale, con una stabilizzazione nel tempo.

Se stai rifacendo il sito, la migrazione va pianificata insieme al progetto: è parte del nostro lavoro di realizzazione di siti web. Redirect, canonical e sitemap sono il cuore della SEO tecnica; per un negozio online si aggiungono categorie, filtri e schede prodotto, come spieghiamo nella pagina sulla SEO per e-commerce. Per il monitoraggio nei mesi successivi può servirti un supporto di consulenza SEO.

Domande frequenti

Una migrazione fatta bene evita qualsiasi calo?

No, nessuno può garantirlo. Google stesso prevede oscillazioni temporanee durante lo spostamento. Una buona pianificazione riduce i rischi e i tempi di recupero, ma non li azzera.

Posso reindirizzare tutte le vecchie pagine alla home?

Meglio di no. Google può trattare questi redirect come errori soft 404. Reindirizza ogni pagina all’equivalente più vicino, oppure lascia un 404 o 410 se il contenuto non esiste più.

Per quanto tempo devo mantenere i redirect?

Il più a lungo possibile, in genere almeno un anno secondo Google. Per gli utenti puoi valutare di mantenerli a tempo indeterminato.

Passare da HTTP a HTTPS richiede il Cambio di indirizzo?

No. Bastano redirect permanenti e la procedura di spostamento con modifiche agli URL. Google rileva comunque il cambiamento.

Conviene spostare il sito un pezzo alla volta?

Per siti piccoli e medi Google consiglia di spostare tutti gli URL insieme. Lo spostamento per sezioni è un’opzione per i siti grandi, perché semplifica i controlli.

Cambiare sito o dominio è un progetto che tocca sviluppo, contenuti e SEO insieme. Pianifica la migrazione con noi: partiamo dalla mappa degli URL e ti seguiamo fino al controllo dopo il rilascio.

Fonti

Gaia Gomulka

Gaia Gomulka

Gaia Gomulka è SEO/SEM Specialist di Studio Futuroma, agenzia di marketing digitale e comunicazione con sede a Roma.